Ciao a tutti!

Mezzanotte. Ecco che arriva martedi 3 Aprile. Nel numero di questo mese di 365 Magazine è presente un articolo che ho raccolto facendo quattro chiacchere con Manuel Ducci, veramente più di quattro visto che saremo stati a a parlare almeno 2 0re…comunque come annunciato sulla rivista l’articolo completo sarebbe stato pubblicato su questo blog il giorno di uscita in edicola. Ok, ora che ci siamo ecco a voi il risultato completo. Buona lettura!

Da giorni sto pensando a come introdurre Life Cycle in modo soddisfacente. E’ una cosa che voglio fare prima di partire con questa avventura su carta…Inizio a buttare giù un testo, poi alla terza, massimo quarta riga mi blocco, rileggo, non mi piace e cancello. Poi oggi in una una pausa durante una delle nostre infinite riunioni, complice uno dei riti locali di queste parti e cioè uno spuntino veloce a base di sardeniara (un pò pizza, un pò focaccia) e un paio di bicchieri di spuma ho riflettuto sul fatto che la spontaneità è una cosa che funziona sempre. Quindi senza che Manuel (Ducci n.d.r.) se ne accorgesse ho acceso il registratore del telefono. Probabilmente i momenti “Off” sono i migliori per raccogliere i pensieri più profondi e senza filtri. Giocando sul fatto che proprio ora sto raccogliendo il materiale per i contenuti del sito ho cercato di indirizzare la discussione nella giusta direzione, senza forzare troppo, una discussione da bar insomma.

… Perchè proprio LIFE CYCLE, cosa c’è dietro a questo nome?

Parte tutto da come mi sono riavvicinato a questo sport, dopo un periodo di lungo distacco. Uno stop dovuto a mille motivi, seri e meno seri, forse una vera causa probabilmente neanche c’è. A volte succede che la vita prenda delle pieghe inaspettate e ti faccia allontanare dalle cose a cui tieni veramente, razionalmente neanche tu sai perchè. Mi ricordo di un episodio di tanti anni fa, ero a cena da Simone (Lanteri n.d.r.) e con i suoi si parlava di cosa avremmo voluto fare da grandi. Io immaginavo una vita legata alla bicicletta. Poi come spesso accade l’obiettivo si allontana, per me fino quasi a perdersi. Il rapporto con i vecchi amici è stato decisivo. Con loro ho ripreso a girare in bici, a sentire di nuovo il gusto. Avevo bisogno di fare un “Reset” totale, ancora una volta al punto di partenza. Forse anche una maggiore consapevolezza del tempo che passa e che comunque tutto quello che si desidera è sempre li mi ha spinto a riprendere in mano la vita per come l’avevo immaginata molti anni prima. E’ stato immediato indicare un nome che mi ricordi tutto questo ogni volta che lo pronuncio. E’ il nome che meglio racchiude ed esprime la mia storia, lo cercato ragionandoci ma nasce dal cuore. Con il tempo sono venuto a patti con la parte più radicale del mio carattere e in questo l’influsso della mia compagna (Valentina Macheda n.d.r.) è stato determinante. Ora credo di poter vedere meglio, di mettere meglio a fuoco quel famoso obiettivo. La grinta e l’attitudine all’agonismo sono sempre vivi e probabilmente adesso possono esprimersi chiaramente. E’ stato quindi naturale ripartire con un piccolo Team composto dai compagni della mia vita. Mi sento come se avessi fatto un’operazione di potatura ad un albero che stava soffocando sotto gli stessi propri rami…

… Eri appena partito con la downhill, perchè un taglio netto e perchè l’enduro?

Quando nel 2009 ho ripreso con le gare ho scelto la downhill. L’enduro stava prendendo piede e incuriosito ho preso parte a qualche tappa del circuito. La formula di gara è perfetta per come intendo questo sport a livello agonistico. C’è tutto, ricorda quello spirito che si assaporava alle prime gare di MTB, soprattutto quelle delle nostre parti e in più permette di esprimere le capacità di un biker, che qui deve essere completo sotto ogni aspetto. Mi devo sentire veramente immerso nelle cose che faccio e l’enduro mi da questa sensazione. Con i suoi ritmi, l’atmosfera che si crea durante una gara, anche solo il piacere di guardarsi attorno e scoprire che si è in mezzo alla natura, questo mi fa sentire coinvolto pienamente. A fine stagione 2011 ho deciso di partire con una cosa completamente nuova, nella struttura e negli obiettivi, quindi in ambito agonistico ho puntato tutto sulle competizioni dove è la bicicletta da “160mm” ad esprimersi meglio…Il Team è completamente concentrato su questo settore.

… Cosa è il Team Life Cycle?

Loro prima di tutto sono i miei amici più cari. Questo senza dubbio è il nocciolo di partenza ed è la base sulla quale lavorare ancora più duramente per esprimere poi sul campo quello che deve essere innanzi tutto un gruppo di atleti che devono dare il massimo, in ogni condizione e situazione. In questo sono molto rigido, proprio perchè di mezzo c’è qualcosa che va aldilà dello stare tutti sotto la stessa bandiera. I nomi sono Simone Lanteri, Alessandro Seddaiu, Joseph Murachelli e Valentina Macheda. Simone è un pedalatore, viene da un passato da professionista del XCountry con Bianchi-Motorex e da endurista con Argentina Bike. E’ molto performante sulle lunghe distanze, dove c’è da tirare ma anche da saper dosare le energie per spingere sui pedali quando c’è ne bisogno. In discesa ha una guida lineare, molto controllata e non aggressiva. Joseph e un ex moto-endurista quindi ha una guida più aggressiva e fisicamente è più predisposto per gli scatti e l’esplosività. Anche lui ha una buona base ciclistica perchè ha praticato a livello agonistico l’XC. Con lui dovrò lavorare sul tecnico, sui classici percorsi scassati di casa nostra per capirci, perchè per ora è più sciolto sul veloce e sullo scorrevole. Alessandro non viene dal XC come gli altri e la sua esperienza agonistica nasce con l’enduro. Una cosa che mi ha colpito di lui e che appena è stato coinvolto ha subito capito l’importanza di uno schema di allenamento che comprenda tanto lavoro e tanta fatica sui pedali. Questo è un’aspetto fondamentale per chi vuole andare forte, migliorarsi e divertirsi in discesa. Ha una guida molto decisa e raramente prende dei rischi, tatticamente una cosa molto utile nell’enduro per finire una gara in buona posizione. Valentina è un’endurista pura nel vero senso della parola. Ha iniziato nel 2009 senza mai essere salita prima su una MTB seguendomi con la bici da DH sui sentieri locali e ha dimostrato subito buona dimestichezza con la gravità. Strada facendo sta acquisendo le giuste conoscenze per guidare forte con tecnicità e flow seguendo un programma di allenamento molto simile al nostro in termini di sacrificio. Infine ci sono io che oltre a correre ricopro il ruolo di Team Manager. Provengo da un lontano passato XC. Dalla mia breve esperienza nel mondo della DH agonistica porto molti consigli e trucchi raccolti dai PRO per affrontare a manetta una discesa, scassata o veloce che sia e per affrontare mentalmente una gara contro il tempo. Mi ritengo un diesel e l’andamento “trasferimento-ps” delle gare enduro si adatta di più al mio ritmo. Anch’io pedalo tutta la settimana ma ovviamente la discesa è la parte dove mi riesce di più di sorridere…

continua da 365 Magazine (Aprile 2012): 

…Stagione 2012, cosa ti aspetti?

Per essere una disciplina giovane l’Enduro in Italia è già ad alti livelli. Questo per quanto riguarda gli atleti, le squadre e gli organizzatori delle tappe del circuito. Ormai non c’è più spazio per le cose lasciate al caso, si sta alzando il livello e di conseguenza la qualità del “mondo” Enduro. Anche gli atleti di punta stanno dimostrando di avere le potenzialità per fare bene a livello internazionale.

…Anche se quando arrivano gli stranieri gli Italiani stanno dietro…

Mah, non tanto. L’anno scorso all’Enduro delle Nazioni gli Italiani si sono ben difesi, e ripeto, da noi la disciplina è più giovane che in Francia, se ti riferisci a loro. Quest’anno a Sanremo è vero che sul podio c’erano due Francesi ma Bruno è arrivato veramente vicino a fare il colpaccio e subito dietro c’era un altro Italiano. Questo è un grande segnale. Il livello al vertice è altissimo, guarda i tempi…staremo a vedere alle PRO. C’è comunque da ricordare che Sanremo è più discesistica di altre prove, PRO o Sprint che siano e i Francesi in questo spaccano.

…Perchè i Francesi vanno così forte?

I Francesi vanno forte perchè hanno un approccio meno fighetto. Si concentrano sullo sport, sull’azione e meno sul contorno. Poi c’è più gente che pratica, basta pensare alla zona di Nizza, che conta una cifra di Bikers. Poi loro iniziano a girare da ragazzini, aiutati dalle scuole che non spingono solo il calcio come da noi. Se sei un ragazzino e vuoi provare la MTB li ci sono club che ti accolgono e ti insegnano. Sono molto più organizzati e professionali di noi, solita storia, ma è la verità. Quando i ragazzini crescono vivendo lo sport in questo modo è più naturale il ricambio generazionale. Basta che pensi alla gara di Sanremo dove c’erano padri, e figli. Hanno un grande vantaggio temporale su di noi, hanno iniziato prima e lo fanno ancora adesso senza troppe menate. E’ comunque vero che qui da noi la SuperEnduro ha capito la formula giusta e sta facendo bene il proprio lavoro. Grazie anche a questo il gap tra noi e loro un pò alla volta si sta assottigliando. Il lavoro di comunicazione che c’è dietro alla SuperEnduro richiama marchi importanti, magari anche extra-settore, che vedono in questa formula un immagine positiva dello sport alla quale aderire e dare supporto. Questi ingredienti messi assieme offrono la possibilità di creare eventi importanti che lasciano il segno in determinate località. Lasciano un seme con il quale lavorare per richiamare visitatori dopo la gara. Alcune location questo lo hanno capito e investono per spingere eventi di questa portata, che danno dei risultati tangibili. Se pensi che a Finale la gente dopo la gara è tornata per parecchio tempo a visitare i tracciati. Stessa cosa a Sanremo, ormai a Codirodi ogni week-end è un gran via-vai di bici.

…Scegli un atleta da aggiungere nel Team…

Se dovessi puntare ad un’atleta direi Lupato. Appena arrivato nell’Enduro ha dimostrato subito di avere i numeri. E’ giovane e penso che se fosse seguito nel modo che intendo io andrebbe ancora più forte di quanto stia andando oggi.

…In che senso?…

Beh lo vedi da come facciamo qui. Per andare forte un buon modo di imparare è quello di attaccarti a qualcuno che va più forte di te. Quando vengono a trovarci Karim o Nico io li seguo e cerco di apprendere da loro il più possibile. Poi provo a trasferirlo ai ragazzi del Team attraverso le mie sensazioni e il mio modo di interpretare i loro stili di guida. Sembrerà banale o scontato ma non lo è. In più c’è da dire che li vedo contenti di girare assieme per confrontarci, c’è la voglia di interagire. Anche Alex a Sanremo era davanti ed è uno che viaggia veramente forte, ma se lo andiamo ad analizzare come atleta vediamo che il margine di crescita lo avrebbe in discesa. Proviene dal x-country, quindi ha una buona base e ha ottime doti fisiche. Il pilota di Enduro ha così tante variabili da considerare, sviluppare e mantenere che una volta esplorate ed espresse lo trasformano nel vero Biker completo. In Lupato riconosco questo potenziale e quel margine di miglioramento che mi intriga se dovessi dire un nome da inserire.

…Straniero?

Alex Stock. E’ un ragazzo umile e simpatico e ha una dote in fatto di guida. Essendo Inglese ha dimestichezza con il fango e soprattutto è un pilota costante. Poi a livello personale ha l’approccio giusto per Life Cycle. Direi che è spartano al punto giusto…

Arriva Valentina e chiede cosa ci faccia Manuel ancora al Bar. “Vai ad allenarti sennò ti suonano!”. La chiarezza delle donne…che sia Valentina il Team Manager?

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